venerdì 30 ottobre 2009

giustizia e verità per stefano.......dal blog di beppe grillo

Stefano Cucchi è stato arrestato dai Carabinieri il 15 ottobre scorso. Trascorre la notte in caserma e l'indomani, con un processo per direttissima, il giudice dispone l'arresto in carcere in attesa dell'udienza successiva. Mentre sono ancora in attesa di vedere il figlio, una settimana fa i familiari ricevono dai carabinieri la notifica del decreto col quale il pm autorizzava l'autopsia sul corpo di Stefano. E' così che i genitori e la sorella vengono a conoscenza della morte di Stefano. Un'altra morte di carcere.

Il Blog ha intervistato Ilaria e Giovanni Cucchi, rispettivamente sorella e padre di Stefano.

L'arresto e il processo per direttissima
Stefano è morto
Un ragazzo normale
L'arresto e il processo per direttissima

llaria Cucchi: "Stefano Cucchi era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato di Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere."
Blog: "possiamo ripercorrere le tappe di quei giorni? La notte tra il 15 e il 16 ottobre viene fermato dai Carabinieri e viene portato in caserma: da lì i Carabinieri lo portano qui in casa a controllare se.. "
llaria Cucchi: "a perquisire la sua stanza, esatto, dove ovviamente non viene trovato nulla."
Blog: "sostanzialmente trascorre la notte in caserma e poi viene.. "
llaria Cucchi: esattamente. La mattina successiva, verso le dodici avviene il processo per direttissima, dove il giudice ritiene che questo ragazzo debba passare il tempo fino al 13 novembre, data in cui è fissata l’udienza successiva, in carcere e viene assegnato a Regina Coeli.
llaria Cucchi: da quel momento non lo vediamo più. Ripeto: la mattina del processo per direttissima mio fratello aveva già il segno gonfio di botte, da qui è uscito in ottime condizioni.
Blog: "i Carabinieri che cosa vi hanno detto, quando era qui in casa?"
llaria Cucchi: "ci hanno detto di stare tranquilli, perché per così poco sicuramente il giorno dopo sarebbe stato a casa agli arresti domiciliari."
Blog: "poi, quando vi avvisano, arriva una telefonata che dice 'Stefano sta male'?"
llaria Cucchi: "il sabato sera. La notizia successiva l’abbiamo il sabato sera, intorno alle nove vengono i Carabinieri a informarci che Stefano è stato ricoverato d’urgenza presso la struttura del Sandro Pertini: ovviamente i miei genitori si recano immediatamente sul posto e lì viene negato loro alcun tipo di notizia. Nel momento in cui, ingenuamente, mia madre domanda di poter vedere il ragazzo e di sapere quello che aveva, le viene risposto: “assolutamente no, questo è un carcere, tornate lunedì in orario di visita e parlerete con i medici”. I miei genitori tornano il lunedì mattina, all’orario che era stato loro detto, vengono fatti entrare e vengono loro presi gli estremi dei documenti e vengono lasciati in attesa. Dopo un po’ di tempo esce una responsabile, la quale li informa di non poterli fare parlare con i medici, in quanto non è arrivata una certa autorizzazione da parte del carcere. “Comunque tornate, perché deve arrivare quest’autorizzazione e non vi preoccupate, perché il ragazzo è tranquillo”, è stato risposto loro, quando mia madre chiedeva: “ditemi almeno per quale motivo mio figlio è stato ricoverato”. “Il ragazzo è tranquillo”.
Stefano è morto

Il giorno dopo, ovviamente, i miei tornano ...esattamente, il martedì mattina tornano presso la stessa struttura, al reparto carcerario del Sandro Pertini e questa volta non vengono proprio fatti entrare, viene risposto loro al citofono che non possono entrare, perché non c’è l’autorizzazione. Finalmente viene detto loro però che sono loro a dover chiedere un’autorizzazione a Piazzale Gloria, se vogliono vedere il ragazzo: mio padre chiede quest’autorizzazione e la ottiene per il 25.. mi scusi, per il 22, giovedì. Il 22 all’alba mio fratello è morto e mio padre non ha fatto in tempo a vederlo. Sappiamo della notizia della morte di mio fratello dai Carabinieri, che vengono a casa intorno alle 12: 30, le premetto che sembrerebbe che mio fratello sia morto all’alba, vengono intorno alle 12: 30 per notificare a mia madre il decreto con il quale il Pubblico Ministero autorizzava l’esecuzione dell’autopsia in seguito al decesso di Cucchi Stefano. Questo è stato il modo in cui mia madre ha saputo della morte del figlio."
Blog: "da lì in poi come avete fatto per vedere il corpo? All’obitorio vi è stata concessa questa possibilità?"
llaria Cucchi: "inizialmente no, c’è stata negata: dopo alcune insistenze è stata fatta una telefonata al Pubblico Ministero, il quale ha autorizzato che potessimo vederlo, ovviamente dietro a un vetro. Quello che abbiamo visto è stato uno spettacolo - mi creda - allucinante: mio fratello aveva il viso completamente devastato, era irriconoscibile, aveva un occhio gonfio e un altro sembrava incavato, la mascella sembrava rotta, aveva il viso come bruciato. Il corpo era coperto da un lenzuolo, non so quello che ci fosse sotto."
Blog: "è vero che il magistrato vi ha vietato di fare fotografie al vostro.. "
llaria Cucchi: "ovviamente il nostro consulente ha chiesto di poter fare la documentazione fotografica e le riprese, ma è stato negato. Adesso ci aspettiamo innanzitutto una serie di risposte e che lo Stato ci dica come è potuto accadere che non ci sia stato possibile stare vicini a Stefano nel momento in cui stava morendo. Ci devono spiegare anche perché abbiamo consegnato mio fratello allo Stato, alle istituzioni in una certa condizione di salute ottima e perché ce l’hanno restituito morto. Stefano era un normalissimo ragazzo di 31 anni, lavorava, lavoravamo insieme, lui era un geometra, anche mio padre è geometra e lavoriamo insieme nella stessa struttura. Mio fratello aveva un trascorso in una comunità di recupero per tossicodipendenti, dalla quale era uscito completamente riabilitato, tant’è che lavorava e stava bene, mio fratello stava bene, aveva tanta voglia di vivere e lo posso documentare con le sue lettere, con i suoi messaggi, mio fratello aveva voglia di vivere. In questo momento non sono in grado di accusare nessuno, e il problema è proprio questo, perché non so come sono andate le cose."
Blog: "ci sono state delle interrogazioni parlamentari rivolte al Ministro della Giustizia? Cosa è successo?"
stefano_cucchi.jpg
Foto da CNRmedia


llaria Cucchi: "mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire."
Blog: "per voi questa non è la verità?"
llaria Cucchi: "questa non è assolutamente la verità: forse è parte della verità, ma sicuramente la vicenda non si chiude qui e sicuramente non si spiega la morte di mio fratello."
Giovanni Cucchi: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano e è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo.."
Un ragazzo normale

Blog: "in che condizioni era il giorno dell’udienza per direttissima?"
Giovanni Cucchi: "il giorno dell’udienza lui.. guardi, Stefano era una persona magra, lei ha visto la foto e perciò si è reso conto.. non tutti forse.. non può apparire.. lui praticamente ha il viso gonfio, il doppio del viso di quello che si vede rispetto all’ultima foto che aveva e poi aveva, sotto gli occhi, dei segni neri, quindi segni evidenti di pugni negli occhi, di botte negli occhi. Si è presentato così alla causa. Però dal punto di vista fisico stava benissimo, si muoveva, il fatto delle vertebre rotte assolutamente non sussisteva, per quanto ho potuto vedere lo escludo al 100%. Stefano si muoveva, camminava, parlava, assolutamente si muoveva come una persona normale e, se ci fosse stato quel problema delle vertebre, per prima cosa avrebbe provato dolore e quindi l’avrei saputo, me l’avrebbe detto, ma a parte quello il suo comportamento era un comportamento normalissimo e conseguentemente lo escludo nella maniera più categorica."
Blog: "è stato l’ultimo giorno che avete potuto vederlo?"
Giovanni Cucchi: "sì, sì, è l’ultimo giorno in cui abbiamo potuto vedere Stefano, esatto. E le assicuro che, nel momento in cui l’ho rivisto, non credevo ai miei occhi: non era possibile che Stefano mi fosse stato presentato in quelle condizioni, non era possibile! Guardi, è una cosa inimmaginabile, per un padre vedere il figlio così, dopo sei giorni che chiede notizie, avere una notizia in quel modo, detta in quel modo, chiedere addirittura - è quasi una beffa! - alla dottoressa che ci è venuta a comunicare all’esterno del carcere la morte di Stefano, dice “ ma potevate chiederlo ai medici?”, ma come?! Sono cinque giorni che veniamo qui a chiedervi e non ci avete fatto entrare! Il secondo, il sabato.. il lunedì siamo andati in carcere e ci hanno fatto entrare, ci hanno preso i documenti, dopo è uscita una sovrintendente e ha detto “ no, mi dispiace, non vi possiamo fare parlare con i medici”. “ Ma guardi che vogliamo solo parlare con i medici, non è che vogliamo parlare con Stefano, vogliamo sapere il suo stato di salute”, “ no, non è possibile, perché deve arrivare il permesso”. Il permesso da dove non si sa, però dice “ guardi, tornate domani, perché domani probabilmente questo permesso sarà arrivato e quindi potrete parlare con i medici”. L’indomani siamo tornati, il piantone non ci ha neanche fatto entrare: ci ha detto soltanto “ io non so niente di questo, per parlare con i medici dovete avere il permesso del colloquio rilasciato dal giudice”. Sono andato il giorno dopo a chiedere il permesso, l’ho ottenuto e poi, il giorno dopo, sarei andato a Regina Coeli a farmelo confermare, perché lì c’è una questione di orari, non si riesce a fare tutto in una giornata. Però mentre tornavo per.. mentre andavo per chiedere questo permesso mia moglie mi ha comunicato che Stefano era morto. Siamo andati a informarci sul perché Stefano è morto e non ci hanno dato nessuna scheda ufficiale, ci hanno solo comunicato verbalmente queste testuali parole: “ si è spento, aveva un lenzuolo sempre sulla faccia, non voleva mangiare, non si voleva nutrire e non voleva le flebo , praticamente si è spento”. Siamo rimasti esterrefatti, allibiti, anche loro vedevo che tutto sommato erano imbarazzati nel rispondere: ci hanno comunicato questo, nessun documento ufficiale, soltanto questa affermazione, 'si è spento'."
Blog: "che ragazzo era Stefano?"
Giovanni Cucchi: "era un ragazzo normale, pieno di vita, allegro, determinato, volenteroso, lavorava, faceva il geometra, aveva tanti progetti, tante ambizioni e ogni tanto me le confidava. Insomma, era un ragazzo che stava in progressione, stava nel pieno assolutamente, era un ragazzo.. ma poi, tra l’altro, aveva un carattere veramente da amico, da amicone, era amico con tutti, voglio dire, non poteva fare la fine ...assolutamente, non poteva fare una fine così, guardi, non mi rassegno a che Stefano abbia fatto una fine del genere, non se lo meritava nella maniera più assoluta, non se lo meritava!"
Blog: "e adesso che cosa vi aspettate?"
Giovanni Cucchi: "ci aspettiamo che si faccia chiarezza, che ci dicano quello che non hanno potuto dirci prima, che ci spieghino con esattezza quello che è avvenuto e i motivi delle percosse, i motivi della morte con precisione: finora c’è stato il nulla, adesso vogliamo sapere tutto!"
Blog: "cosa è disposto a fare per ottenere questo?"
Giovanni Cucchi: "tutto, fino all’ultima goccia di sangue, fino all’ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio!"

martedì 6 ottobre 2009

signore e signori ecco a voi i leccaculo del PEDONANO

lunedì 5 ottobre 2009

dov'è l'informazione??? giornalisti servi di MERDA!!!

lo scudo dei potenti

lunedì 28 settembre 2009

dal blog di piero ricca.......

Caro Piero,

mi chiamo Davide, ho 23 anni, ti scrivo per raccontarvi un fatto del tutto irreale che ieri mi ha avuto come protagonista davanti all’entrata secondaria del Lido di Milano.
Come ben noto, era il giorno del comizio del presidente Berlusconi. Cosi, prendo il mio scooter e vado fuori dal lido per cercare di chiedere un paio di cose al Premier.
Arrivato a destinazione, parcheggio il mezzo in P.le Stuparich e mi siedo sul marciapiede un poco decentrato dall’altra parte dell’entrata, di fianco a due camionette dei carabinieri parcheggiate. Dopo quattro secondi netti arriva il primo carabiniere dicendomi in tono sostenuto che dovevo andare via di li. Ci tengo a precisare che la mia persona si presentava cosi: scarpa da tennis bianca, jeans, maglia nera,felpa a righe, borsa a tracolla con all interno altre due felpe, un libro, un quotidiano, un deodorante. Ero disarmato, senza droghe e null’altro in mio possesso, una personcina a modo, innocua, seduta sul ciglio di una strada di Milano.
Tornando alla descrizione dei fatti, dopo ripetute richieste da parte dell’agente di togliermi di mezzo e altrettanti no in risposta, si presenta un signore ingiaccato e incravattato sulla cinquantina, che con fare paterno mi consiglia di allontanarmi aggiungendo che quelli come me li conosce bene. Alla mia richiesta di spiegazioni, visto che non stavo facendo nulla di male ed ero solo, risponde che non può dirmelo: “segreto di stato!”- gli rispondo con un sorriso a 60 denti. Lui rincara la dose dicendomi anche che in quella strada al momento c’era divieto di sosta e fermata! Al che mi è venuto spontaneo alzarmi e chiedere quale somiglianza trovava tra me e, chessò, un’auto, un motorino, un pullman… I toni cominciano a farsi piu accesi, mi prendono per un braccio e portano davanti al palalido, li mi viene chiesto il documento che senza problema gli consegno, al che il simpatico ometto se ne va in mezzo ad un altro gruppetto di carabinieri e comincia a parlare alla radio, ne avrà per 30 minuti! Nel frattempo continuo a cercare di avere qualche spiegazione sul perché un libero cittadino solo, incensurato, disarmato non possa stare davanti all’entrata di un palazzetto ad aspettare il proprio Presidente del Consiglio, ma nulla: i tutori dell’ordine restano impassibili. Dopo aver chiacchierato al telefono con chissà chi, torna l’ometto incravattato e con lui altri cinque colleghi, che sembrano i Blues Brothers. L’uomo incravattato, indicandomi, chiede ai colleghi se mi conoscevano, loro chiaramente rispondono: “no, mai visto!”; l’incravattato ribatte con un imperativo da film d’azione: “da oggi lo conoscete!”, suscitando in me una fragorosa risata di incredulità! Occhio, lui è quel ragazzo pericoloso che siede sui marciapiedi di Milano, attenzione!
Dopo il simpatico siparietto con i simil Blues Brothers, il nostro eroe decide di tornare al telefono sempre col mio documento in mano, io stufo e parecchio innervosito ormai per la paradossale situazione in cui mi trovavo, decido di estrarre dai pantaloni il cellulare e fare un paio di foto all’agente col mio documento in mano, ma appena il collega mi vede puntare il telefono in direzione dell’ometto, decide di storcermi il polso giustificandosi con un: “cosa stai facendo? di foto non se ne possono fare!”; comincio a chiedere ai carabinieri presenti se si rendono conto che sono parte integrante di un regime, anzi che lo stanno facendo fiorire, esercitando la repressione verso semplici cittadini. Nessuno fiata, tutti in silenzio, io continuo.
Dopo poco torna l’agente col documento e mi invita a prendere lo scooter e andare via subito, io ormai in loop chiedo perchè una persona libera che non sta facendo nulla di male non può stare nemmeno a 300 metri dalla porta da dove poco dopo sarebbe arrivato il Premier. Nessuna risposta. Caro Piero, il mio non è il primo né l’ultimo fatto del genere, però mi sento di raccontarlo a te, per dare a chi legge un motivo in più per riflettere se un sistema politico che non tollera la presenza fisica di un potenziale e pacifico dissidente sia la democrazia che avevano in mente coloro che scrissero la Costituzione, la stessa su cui poliziotti e questori, se non mi sbaglio, dovrebbero aver giurato.

Saluti, Davide

Risposta

Caro Davide,

grazie della lettera. Gli attuali governanti fanno i gradassi ma hanno paura di ogni singola voce di dissenso, di una domanda, di una notizia, di una pernacchia. E per questo condizionano i capi della polizia. Se una voce si leva dal coro qualche testa rischia di saltare. Ecco che allora i capetti schierano in massa la manovalanza. E i soldati semplici eccedono nello zelo pur di non subire lavate di testa dai superiori. C’è da indignarsi ma non da stupirsi: capetti e soldati semplici sono solo rotelle di un ingranaggio gerarchico controllato dalla peggiore classe politica d’Europa: un po’ mafiosa, un po’ fascista, un po’ piduista, un po’ affarista, un po’ secessionista, un po’ clericale, un po’ anzi molto delinquenziale, un po’ anzi prima di tutto democraticamente analfabeta. Son passato anch’io ieri davanti al palalido, per registrare l’ennesimo fotogramma da regimetto bananiero. Erano centinaia le rotelle in borghese e in divisa, a proteggere il sorriso di plastica del pagliaccio in doppiopetto. Avanzi di tribunale protetti dall’esercito, ecco l’atmosfera: niente male no? Noi eravamo in due, su uno scooter. Appena ci siamo fermati ce ne sono arrivati addosso una mezza dozzina, poi è uscito un tipo tutto leccato, insaccato in un ridicolo gessato. Aveva l’aria del padrone di casa e ci ha consigliato di andarcene avvisandoci che avevano già preso il numero di targa dello scooter. Nemmeno di sederci su una panchina nel parchetto del piazzale ci è stato permesso. Ci ha raggiunto una coppia di ragazzi che venivano dal comizio, per dirci che se ne andavano nauseati per quello che avevano visto e sentito, per il clima di fanatica intolleranza verso chi non manifestava - con le ovazioni, con i frequenti battimani, con l’espressione del viso - un vivo e sincero entusiasmo per le parole del Leader. Ma qualcuno, dopo il comizio, è riuscito ad avvicinarlo e a compiere il temutissimo agguato: una ragazza giovanissima, ben diversa dalle aspiranti noemi e carfagne… Le rotelle dell’ingranaggio, mai troppo solerti, non hanno riconosciuto in lei la potenziale guastafeste della libertà. Ecco la sua lettera. P.

Ciao Piero!

Sono Roberta. Oggi sono andata alla “Festa della Libertà”. Un clima surreale: signorotti con Libero (da quel che ho capito regalato dallo staff) sottobraccio, giovani mamme che insegnavano ai bambini a dire “Silvio”. Dopo esserci sorbiti un’ora e mezza di menzogne e applausi, io e mio papà siamo andati sul retro del palco e sono riuscita ad intrufolarmi. Ho seguito il tuo consiglio: l’ho chiamato per nome, lui felice mi ha stretto la mano e io gli ho detto “Silvio, fai uno smacco ai comunisti, fatti processare, dimostra la tua innocenza in un tribunale, come tutti i cittadini, hai capito? Vai in tribunale, rinuncia al lodo Alfano!” Poi una guardia del corpo mi ha detto che sì, aveva capito e potevo anche andarmene. Mio papà ha filmato l’incontro, ma, a causa della bassa risoluzione della fotocamera e del vociare di osannanti elettori, la qualità non è ottimale. In ogni caso ti farò avere il video al più presto.
Grazie di tutto. Roberta

lunedì 14 settembre 2009

CHI AVRA' QUESTE VITE SULLA COSCIENZA?


Ieri domenica 13 settembre Julian Leylen Villalba (moglie di Mauro Marchano) e il suo figlioletto di 10 mesi teo sono morti in un incidente stradale sulla provinciale che collega Manfredonia a Zapponeta. Ennesime vittime di una lunghissima lista che da più di 20 anni distrugge vite e famiglie intere. Più che la strada maledetta io direi politici maledetti, che con i loro sporchi interessi fanno sparire milioni e milioni di euro destinati alle opere pubbliche (i progetti per il rifacimento di questa strada c'erano già da molti anni) come il nuovo palazzetto di Manfredonia che doveva essere costruito con i fondi di Italia90 e lasciato abbandonato perchè improvvisamente i fondi sparirono. Ora vorrei chiedere al dott. Vito Guerrera (o ancora meglio all'Ass. Pecorella) se è vero che lei è l'Assessore ai lavori pubblici e se è vero che quella maledetta strada è di competenza della provincia, perchè si è dato il via più di una volta ai lavori e poi, come al solito, non se n'è fatto più nulla? Se è vero che avete un po di coscienza VOI TUTTI alla provincia di Foggia e al Comune di Manfredonia perchè avete ignorato e state ignorando questo problema che va avanti da tantissimo tempo? Se è vero che siete nostri dipendenti e siete stati eletti dai cittadini per proteggerci dai pericoli e rendrci la vita un po più vivibile perchè non avete fatto il vostro dovere da Assessori? Se è vero che siete genitori e mariti e soprattutto esseri umani, perchè non vi comportate come tali? Questa strada poteva essere migliorata già molto tempo fa, quando se ne presentò l'occasione. E non è stato fatto! Chi avrà sulla coscienza Julian? E chi avrà sulla coscienza teo. Voi non avete visto il piccolo teo... non potete capire quanto meraviglioso, dolce e intelligente era questo miracolo di 10 mesi...stroncato non dalla velocità, ma dalla vostra incompetenza, dal vostro menefreghismo (ed è meglio che mi fermo qui).... Ora non aspettiamo più che voi facciate il vosto lavoro. Noi come cittadini costringeremo i nostri dipendenti, nei rispettivi palazzi a fare il loro lavoro. Julian e teo non sono morti in un incidente stradale... Sono stati uccisi dai nostri Assessori. E se ci fosse una giustizia seria in Italia vi condannerebbe a pena certa.

Mauro in questo momento vorrei darti il mio cuore, ma non servirebbe comunque. teo non ha bisogno di preghiere, lui è già un angelo. Julian e teo saranno sempre con te, per tutta la tua vita, e con chi li ha voluti bene. Ti abbraccio forte.

mercoledì 26 agosto 2009

ufficio demanio marittimo chiuso fino al........boo

oggi mercoledì 26 agosto 2009 mi reco in via maddalena per andare all'ufficio PUBBLICO del demanio marittimo per delle informazioni e lo trovo chiuso,ritorno dopo circa 30 minuti ed'è ancora chiuso ma all'improvviso esce una simpatica signora e alla mia richiesta di entrare mi dice...
1) io non lavoro qui
2) gli uffici sono in ferie
con un forzato sorriso le chiedo quando riaprono e la signora mi risponde "bo non si sa mai quando riaprono questi!!!!!!".
ma scusate un ufficio pubblico non è al servizio dei cittadini?
sono d'accordo che ogni onesto lavoratore debba usufruire delle sue sacrosante vacanze ma anche ogni cittadino dovrebbe usufruire dei suoi maledetti servizi oltretutto pagati da lui stesso.
in attesa che arrivi un'insperata risposta aspetto che gli uffici riaprano sperando che non abbiano fatto il soggiorno lungo!!!

martedì 11 agosto 2009

E ADESSO QUERELATECI TUTTI!!!

scudodellarete

lunedì 10 agosto 2009

INTERVISTA PAUL CONNETT "RIFIUTI ZERO" CONTRO L'INCENERITORE A MANFREDONIA

venerdì 7 agosto 2009

Ex Enichem: via i camini della centrale elettrica

E’ partita la demolizione dei camini della centrale elettrica dell’ex Enichem Agricoltura. L’intervento, la cui conclusione è prevista alla fine del corrente anno, rientra nelle opere di bonifica dell’isola 9 all’interno della quale insisteva anche il laboratorio chimico in uso all’azienda.


Nessuna attività è stata invece avviata nell’isola 5 e l’isola 16, aree sottoposte alla messa in sicurezza di emergenza sulle quali grava ancora oggi un provvedimento di sequestro penale disposto nel 2001 dalla procura di Foggia, che di fatto impedisce l’accesso e, di conseguenza, il completamento della caratterizzazione dei terreni e l’abbattimento delle due torri di Prillino e della sala di controllo.

Nell’ultima conferenza di servizi svoltasi a Roma nei giorni scorsi presso il Ministero dell’Ambiente, il direttore generale ha concordato con le parti presenti, tra cui Syndial SpA (la società del Gruppo Eni che detiene la proprietà dell’area e degli ex impianti produttivi dello stabilimento chimico e che sta portando avanti le operazioni di bonifica del sito industriale), organizzazioni sindacali, Regione Puglia e Comune di Manfredonia, l’invio di una delegazione ministeriale in loco intorno alla metà di settembre allo scopo di effettuare un sopralluogo che sia utile alla rimozione del cavillo burocratico che impedisce a tutt’oggi il dissequestro delle due summenzionate isole.


L’area ex Enichem, fortemente infrastrutturata e per questo predisposta ad accogliere nuove iniziative
imprenditoriali la cui nascita era stata incentivata con le agevolazioni e gli incentivi del contratto d’area, veniva richiesta per l’insediamento di nuove fabbriche. La mancanza di sincronia tra i tempi della bonifica e i processi di reindustrializzazione e il sovrannumero di richieste di insediamento arrivate, hanno portato all’utilizzo di altri terreni lungo la statale 89 Manfredonia-Foggia.


Per il completamento della bonifica del sito industriale ex Enichem compreso tra i primi 15 maggiormente contaminati in Italia, che interessa anche la falda acquifera, si dovranno probabilmente attendere altri 5 anni.